Febbraio 4, 2026

U stoccu a ghiotta e il pesce spada della domenica: i piatti che sanno di casa

Nel libro c'è un profumo che torna più e più volte: è lo stocco alla ghiotta che cuoce lentamente nel tegame di coccio, è il pesce spada sulla griglia la domenica, è il pane caldo appena sfornato che la nonna spezza con le mani. Per Lillo, lontano da casa, quei profumi sono più di un ricordo: sono un filo invisibile che lo tiene legato alla Sicilia. In questo articolo esploriamo i piatti della memoria, quelli che sanno di infanzia, di famiglia, di radici. E vi chiediamo: qual è il piatto della vostra vita?

INTRODUZIONE

Cari lettori,

c’è una scena, nel libro, che ancora mi emoziona ogni volta che la rileggo. Lillo è appena tornato in Sicilia dopo otto anni. Entra nella cucina della nonna e sente un profumo che conosce da sempre:

"Sul fuoco, il tegame di coccio borbottava piano. La nonna lo guardò e disse: «Senti? U stoccu. Chiddu ca faciva to patri. Â ghiotta, comu a iddu ci piaciva.» Lillo chiuse gli occhi. Il profumo era lì, identico. Quello della sua infanzia, trent'anni prima. Quello che aveva inseguito nei ricordi per otto anni di lontananza."

Non è solo cibo. Non è solo fame. È molto di più.

Lo stocco alla ghiotta non è una semplice ricetta: è la storia di una terra, di generazioni di pescatori, di domeniche in famiglia. Come lo preparava suo padre. Come lo preparava suo nonno. Come lo preparano da sempre, in quella casa.

E poi c’è il pesce spada della domenica, con il suo sugo di pomodoro, le olive, i capperi. Il profumo che invadeva la casa quando sua madre, Graziella, era ancora viva. Il sapore che Lillo ha inseguito per anni nei ristoranti italiani di Houston, senza mai ritrovarlo davvero.

Perché certi sapori non si possono replicare. Sono fatti di ingredienti che non si comprano al supermercato: ci vogliono le mani di chi ti ha cresciuto, la luce di quella cucina, le voci intorno al tavolo, il mare fuori dalla finestra.

Perché il cibo è così importante nel romanzo?

Perché il cibo, per chi è lontano da casa, diventa memoria vivente.

Lillo a Houston mangia da solo, panini scaldati al microonde nella mensa deserta. Il cibo, lì, è solo nutrimento. Non c’è convivialità, non c’è amore, non c’è storia.

Quando torna in Sicilia, invece, il cibo torna a essere rito, comunione, identità. La nonna che prepara i suoi piatti, Giusy che sforna i biscotti come li faceva la mamma, la tavola imbandita come per una festa.

“Mangiarono. Piansero. Risero. E per la prima volta dopo otto anni, Lillo si sentì intero.”

Non è mangiando che si guarisce? Non è a tavola che ci si ritrova?

CONCLUSIONE

E voi, qual è il vostro piatto della memoria?

Ora tocca a voi, cari lettori.

Chiudete gli occhi un attimo e pensate a un profumo, a un sapore, a un piatto che per voi significa casa. Può essere qualcosa di elaborato o la cosa più semplice del mondo. Può essere la pasta al forno della domenica, la minestra della nonna, il pane e olio dell’infanzia.

Raccontateci:

  • Qual è il piatto che vi riporta immediatamente alla vostra infanzia?

  • Chi lo preparava?

  • Quando e dove lo mangiavate?

  • Lo avete mai riprovato, da adulti, e aveva lo stesso sapore?

Scrivetelo nei commenti. Le storie più belle le pubblicheremo sul blog e sui social. Perché anche i sapori, come le voci, meritano di non essere dimenticati.

La ricetta: lo stocco alla ghiotta di Lillo

Il pesce stocco alla ghiotta (o stoccafisso alla messinese) è un pilastro della cucina siciliana. È un piatto ricco, dove il sapore deciso dello stoccafisso si sposa con la dolcezza dei capperi, delle olive e del pomodoro, il tutto arricchito dalle patate che assorbono ogni profumo.

Ecco come prepararlo a regola d’arte, caro mio.


Ingredienti (per 4 persone)

  • Stoccafisso già ammollato: 800 g – 1 kg (tagliato a pezzi grossi)

  • Patate: 600 g

  • Passata di pomodoro: 500 ml (o pelati schiacciati)

  • Cipolla rossa: 1 grande

  • Sedano: 1 costa (foglie incluse)

  • Olive bianche in salamoia: 100 g (denocciolate)

  • Capperi sotto sale: 1 cucchiaio abbondante (dissalati)

  • Pinoli e Uvetta: un cucchiaio ciascuno (opzionali, ma consigliati per l’autenticità)

  • Olio EVO: abbondante

  • Sale e Pepe: q.b. (attenzione col sale!)


Preparazione

  1. Il Soffritto Base: In un tegame ampio (meglio se di terracotta), fai rosolare la cipolla affettata finemente e il sedano a pezzetti con un generoso giro d’olio. Lascia appassire a fuoco dolce finché la cipolla non diventa trasparente.

  2. L’Anima della Ghiotta: Aggiungi le olive, i capperi dissalati, l’uvetta e i pinoli. Fai insaporire per un paio di minuti, poi versa la passata di pomodoro. Allunga con un bicchiere d’acqua calda, copri e lascia cuocere per circa 15-20 minuti a fiamma bassa.

  3. Le Patate: Pela le patate e tagliale a spicchi o tocchetti non troppo piccoli. Aggiungile al sugo e lasciale cuocere per circa 10 minuti prima di inserire il pesce (hanno tempi di cottura più lunghi dello stocco).

  4. La Cottura del Pesce: Adagia i pezzi di stoccafisso nel sugo, con la pelle rivolta verso il basso. Regola fondamentale: non girare mai il pesce con il cucchiaio per evitare che si sfaldi. Limitatevi a scuotere leggermente il tegame (“farsiare”).

  5. Il Tocco Finale: Copri e prosegui la cottura per altri 30-40 minuti. Il sugo deve restringersi e diventare denso e oleoso. A fine cottura, regola di pepe e, se serve, di sale (assaggia sempre prima, i capperi sono traditori!).

“U stoccu â ghiotta è bonu pi tutti. È a storia di sta terra, dintra na pignata.”

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